Il mattino del 29 giugno 2004, su centinaia di piccoli adesivi listati a lutto attaccati dappertutto per le strade del centro, Palermo ha letto per la prima volta questo messaggio:
UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ. Il giorno dopo tutti i telegiornali regionali aprivano con questa notizia, in Procura i Pm che si occupano delle indagini sul racket si riunivano con i carabinieri per cercare di capire chi fosse l’autore dell’adesivo, e il prefetto di Palermo Giosué Marino convocava in prefettura il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Da quella mattina di giugno molti altri cittadini, commercianti e imprenditori hanno continuato ad alzare la testa e si sono scontrati contro lo status quo che li voleva vittime e succubi della mafia. Ma con quel cartello hanno anche trasmesso un messaggio molto forte: se non si alza la testa, se non si denuncia e non ci si scontra con la mafia, alla fine si è un popolo senza dignità. E da quello che hanno realizzato da quel giorno in avanti, dimostra che il popolo Siciliano è tutto fuorchè senza dignità.

Da quel lontano 2004 la piccola organizzazione creata da 7 cittadini poco meno che trentenni (ma molto coraggiosi) ha iniziato ad espandersi. Sempre di più. Quell’idea cosi spaventosa che si poteva manifestare contro la mafia apertamente, in pubblico, con nome e cognome, lentamente prese piede e sempre più commercianti e imprenditori aderirono e la sostenerono. Ad alcuni poteva sembrare incredibile, irreale ed invece accadde: il coraggio, la dignità e la forza di volontà di alcuni contagiò anche gli altri. Cosi è nata l’associazione “Addopizzo” che ora conta tra le sue fila 443 tra imprese e commercianti “pizzo free”, 32 produttori aderenti al marchio “prodotto pizzo free”,  9991 consumatori che li sostengono con i loro acquisti, 18 associazioni del territorio che sostengono le campagne, 135 scuole coinvolte nella formazione antiracket per non contare le migliaia di messaggi di supporto provenienti da tutto il mondo.

Nel maggio 2010 è partita una campagna, “Pizzo free“, promossa dal consorzio d’imprese Asi Palermo con il supporto della Confindustria Palermo e delle associazioni Addiopizzo e Libero Futuro. Le imprese che aderiscono a questa iniziativa espongono fuori dal negozio, o dal capannone industriale, un grande cartellone di 3 metri quadrati raffigurante un lucchetto aperto sullo sfondo di un limpido cielo, con accanto una grande scritta che recita “Un futuro libero per le imprese”. Il cartellone certifica che l’azienda che ha aderito non paga il pizzo o ha smesso di pagarlo, è un’azienda libera. In futuro saranno previsti un bollino Pizzo free sui prodotti e l’appello ai brand più importanti a non servirsi di quei negozi o di quelle aziende che pagano il pizzo. (fonte: Panorama).

Dal sito di AddioPizzo:

“Per sconfiggere la mafia, la lotta al racket ha un ruolo strategico. Attraverso il pizzo, infatti, la mafia controlla in maniera capillare tutto il territorio. Ecco alcuni eloquenti dati:
• Per la Procura di Palermo, l’80% dei commercianti di Palermo paga il pizzo. E la media regionale si attesta sul 70%.
• Secondo i dati di Confesercenti, in Sicilia le vittime dei ricatti mafiosi sono circa 50mila (160mila in tutt’Italia).
• L’Eurispes calcola che dal pizzo la mafia guadagni circa 10 miliardi di euro l’anno (6 dei quali con il racket delle campagne: restituzione di attrezzature e macchinari rubati nei campi, gestione illegale delle risorse idriche).
Soltanto questi dati dovrebbero fare capire che il pizzo non è solo un problema degl’esercenti e degli industriali.”

Molti di questi piccoli imprenditori dopo aver denunciato, avere smesso di pagare il pizzo, ora vivono meglio e molti di loro non hanno più ricevuto una minaccia. In un articolo dell’aprile 2010 del Giornale di Sicilia, il pentito Giuseppe Di Maio spiega che non conviene più tentare un estorsione ai danni degli imprenditori di Pizzo Free, “Se un commerciante aderisce ad Addiopizzo o ad un’associazione antiracket non ci andiamo, non gli chiediamo niente. Sono più le camurrie (le seccature), che i soldi che si incassano” e aggiunge “C’è molta preoccupazione fra noi. Dopo tutti questi arresti temiamo di finire in carcere. Se ci sono le denunce, poi si fanno le indagini, mettono le microspie e dunque è meglio evitare“.

Un segnale di speranza dunque che dimostra a tutti come denunciare paga: dimostrare apertamente di essere contro la mafia e il pizzo spinge anche altri imprenditori vicino a voi a trovare la forza di reagire, crea una catena umana e imprenditoriale che pone un argine all’estorsione e vi consente di vivere meglio, oltre che di poter lavorare serenamente e proficuamente garantendo un futuro alla vostra azienda. L’unico futuro possibile.

In bocca al lupo e sosteniamo queste iniziative e il coraggio del popolo Siciliano e delle aziende del Sud che si ribellano

Per domande, informazioni, dubbi o chiarimento scrivetemi pure a

info@marketingpmi.it

Alessandro Marocchini

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