Si chiama European progress microfinance facility (Epmf) il nuovo strumento messo a punto dalla Commissione europea, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), per far fronte alle conseguenze negative della crisi economica.

Il microcredito è limitato a 25 mila euro ed è destinato alle persone che vogliono mettersi in proprio e che non hanno accesso ai servizi bancari tradizionali e alle micro imprese con meno di 10 dipendenti, le quali rappresentano il 91% del tessuto imprenditoriale europeo.
Gli interessati dovrebbero contattare gli enti di erogazione locali come banche, piccoli istituti di credito senza fini di lucro, istituti di garanzia e altri erogatori di questo tipo di finanziamento per le microimprese.
Oltre a fornire credito, occorrono misure di accompagnamento al fine di guidare gli imprenditori, o futuri tali, a rafforzare le loro capacità di accesso ai finanziamenti. Infatti, tale strumento si integrerà con gli altri dispositivi, in particolare il Fondo sociale europeo. Tale integrazione avrà come obiettivo informare i potenziali beneficiari del nuovo strumento. (fonte: europarlamento24.eu)

Ma cos’è davvero il microcredito?

Il microcredito è nato all’incirca nel 1976 in uno dei paesi più poveri del mondo, il Bangladesh. Tra le strade impolverate di Jobra camminava lentamente un professore universitario Americano nato in Bangladesh: due anni prima una devastante inondazione causò la distruzione di molti raccolti e provocò molti morti, anche a causa della successiva carestia dovuto alla violenza della natura. Questo distinto signore si chiamava Muhammad Yunus. Mentre camminava tra baracche e villaggi impolverati, notò come parecchie di quelle persone lavoravano, anche duramente, ma continuavano a rimanere povere. Perchè? Si avvicinò ad un gruppo di donne intente a costruire mobili in bambù e ascoltò la loro storia: avevano chiesto in prestito le materie prime ad un gruppo di persone che in seguito sono diventate loro clienti. Queste stesse persone poi però imposero loro dei prezzi talmente fuori mercato che alle imprenditrici non rimaneva un adeguato margine di profitto, cosi che anche dopo tanti sforzi, rimanevano comunque nella soglia di povertà.

Fu allora che Yunus si rese conto di quanto le teorie economiche che egli insegnava fossero lontane dalla realtà. Decise cosi di effettuare il suo primo microprestito a quelle donne, attraverso un prestito di 27 dollari Americani. In quel momento nacque il microcredito. Yunus credeva che concedere prestiti ad un’ampia fascia di popolazione socio-economicamente svantaggiata potesse frenare la continua crescita della povertà rurale in Bangladesh.

Yunus e i suoi collaboratori cominciarono a battere a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per attuare iniziative imprenditoriali. Tale intervento ha avviato un circolo virtuoso, con ricadute sull’emancipazione femminile, avendo Yunus fatto leva sulle donne affinché fondassero cooperative che coinvolgessero ampi strati della popolazione.

“In Bangladesh, dove non funziona nulla – disse una volta Yunus – il microcredito funziona come un orologio svizzero”. (fonte: wikipedia).

Nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank, una banca completamente differente da tutte le altre: prestava i soldi a chi non l’aveva! Incredibile ma vero. Basandosi su un sistema che ripartiva le responsabilità in un gruppo (5 persone di un villaggio), la banca offriva un piccolo prestito che garantiva la creazione di una start-up o il supporto finanziario ad un’attività già esistente ma che aveva bisogno di stabilità economica e di un capitale da investire. La maggior parte dei destinatari di questi microfinanziamenti erano (e sono ancora) donne, ben il 96%. Uno perchè le donne gestiscono la famiglia, quindi permettono la crescita e il sostentamento dei figli e del villaggio in cui risiedono. Due perchè è provato scientificamente come le donne siano più inclini a restituire un prestito ricevuto. In un paese in cui esistono ancora le caste, dove le donne non possono partecipare all’economia del paese, l’avvento della Grameen Bank rivoluzionò ogni cosa.

La Banca fonda la propria attività bancaria su una serie di valori, dichiarati nelle “Sedici decisioni”: tra le più significative ce ne sono alcune che non potremmo mai e poi mai trovare in una delle nostre banche occidentali.

  1. Non vogliamo infliggere alcuna ingiustizia a nessuno né consentiremo a chicchessia di farlo;
  2. Vogliamo fare insieme investimenti comuni sempre più cospicui dai quali ottenere redditi sempre più alti;
  3. Saremo sempre pronti ad aiutarci reciprocamente; se qualcuno/a si trova in difficoltà lo/la aiuteremo;
  4. Se verremo a sapere di infrazioni alla disciplina in qualche villaggio, ci recheremo a dare una mano a ripristinarla;
  5. Parteciperemo tutti insieme alle attività comuni.

Si, avete letto bene, fa parte del documento costitutivo di una banca. No, non è lo statuto di un’associazione benefica.

Alcuni potranno obiettare che è una “banca a perdere”, chissà che perdite o che tassi di restituzione ridicoli!

Beh, iniziamo a dire che il tasso di rimborso è del 98%(!) e che la banca vive una situazione florida sotto il profilo economico-finanziario: in un’epoca in cui banche Usa spariscono dal giorno alla notte e altre devono essere fortemente finanziate dallo stato (vedi Bank of America Corporation) tutto ciò non è poca cosa.

Ecco alcune key information dal loro website:

I profitti non saranno mostruosi (1,67 milioni di $) ma consentono alla banca di stipendiare 25283 dipendenti e sopratutto di sovvenzionare ben 80678 villaggi, con un finanziamento totale di quasi 7 miliardi di dollari dal 1995 al 2007. Tutto basando il prestito sulla fiducia.

Il professor Yunus ha vinto nel 2006 il premio Nobel per la pace perchè “Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo” (dalle motivazioni per il conferimento del premio).

per informazioni, domande, consigli scrivetemi pure al seguente indirizzo email

info@marketingpmi.it

Alessandro Marocchini

Articoli che potrebbero interessarti:

  • No Related Posts